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“Questa guerra tanto rovinosa per tutto il mondo” Dai Diari di Fosco Guidugli

a cura di Patrizia Fornaciari

pp. 200, f.to 16×24, ill. col., 2020
ISBN 978-88-6550-718-6
€ 20,00
«Trovata nella notte una zattera molto danneggiata e già occupata da altri naufraghi vi sono rimasto 27 ore finché un caccia greco non mi ha preso». Così, dal disastro di Capo Matapan, iniziano i diari di Fosco Guidugli (FG) quando il 28 marzo 1941 sull’incrociatore Fiume è colpito e ferito dalla salva partita dall’ammiraglia inglese Warspite e si getta in acqua poco prima che la grande nave dopo un forte sbandamento affondi alle ore 23,15.
Naufrago, prigioniero di guerra in Grecia, liberato dagli alleati tedeschi, di nuovo prigioniero degli ex alleati, dopo l’8 settembre 1943, deportato in Germania e in Polonia e da Internato militare utilizzato come lavoratore coatto negli ultimi due anni del conflitto.
«Dio mio quanti paesi dai strani nomi mi dividono dalla mia Patria, dai miei cari! Povero me! Dove andrò a finire!», a Thorn sulla Vistola, «Paese situato nel conteso corridoio polacco a pochi chilometri da quella città che ha fatto scatenare questa guerra tanto rovinosa per tutto il mondo, Danzica!». Ma da questo primo approdo sarà trasferito in molti altri campi nell’area compresa fra l’Oder e la Vistola, i due grandi fiumi degli scontri finali fra l’Armata Rossa e la Wehrmacht.
Una storia di prigionia, di liberazione e di nuovo di prigionia e infine di rocambolesca liberazione, dal 1941 al 1945. Una vicenda dolorosa, ma anche di solidarietà, di amicizia e di spirito di iniziativa fra i prigionieri al di fuori di ideologie politiche.
Nella vicenda personale di questo sottufficiale della Regia Marina Militare si dipana una parte della storia d’Italia nella Seconda Guerra Mondiale che il libro restituisce attraverso la voce di chi l’ha vissuta cercando di far emergere quello che FG riuscì ad operare in un contesto difficile e reso ostile dalla propaganda e dall’opposizione della popolazione civile tedesca e polacca.
Ostilità in Germania e diffidenza al rientro in Patria fra la popolazione civile e le nuove forze politiche. Se la prima fu sopportata con dolore e rassegnazione, la seconda lasciò disorientati gli ex IMI. Nei lager sentirono e subirono le accuse di tradimento da parte della popolazione tedesca per l’uscita dell’Italia dalla guerra e per effetto della propaganda nazista. La diffidenza in Patria, però, verso chi, come lui, rientrava dai campi di prigionia in Germania o in Polonia è stata percepita da FG come ingiusta incomprensione ed è stata vissuta con delusione perché lontana da quanto immaginato durante i due anni di prigionia.

Fosco Guidugli (Massa 1907 – Viareggio 2001), arruolato nel C.R.E.M. (Regio Corpo Equipaggi Marittimi) come volontario nel 1925, inizia la sua carriera nella Regia Marina Militare come Capocannoniere armato. Imbarcato dal 1939 sull’Incrociatore Fiume, nel 1941 è in zona di guerra nel bacino del Mediterraneo e partecipa allo scontro a Capo Matapan. Dal 1943 al 1945 è prigioniero e Internato Militare in diversi campi di concentramento in Polonia. Rientrato in Italia nel settembre del 1945, prosegue il suo servizio presso la Marina Militare e viene congedato il 1 agosto 1966 quando gli viene assegnata la qualifica di capitano.

Patrizia Fornaciari, nuora di Fosco Guidugli, ha curato l’edizione critica dei diari di prigionia e di guerra del suocero.
Nata a Viareggio nel 1949 ha insegnato lettere negli Istituti superiori della Provincia di Lucca e della sua città.
Si occupa di formazione docenti e ha pubblicato materiali didattici su argomenti di storia e sull’uso delle tecnologie digitali nell’insegnamento.

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