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I poeti davanti al ritratto. Da Petrarca a Marino

poeti_davanti_ritrattodi Federica Pich


pp. 384+XVI, f.to 17×24, ill. col., 2010
ISBN 978-88-6550-001-9
€ 30,00

Nelle Demoiselles de Rochefort di Jacques Demy, un romantico marinaio-pittore riconosce nella bionda Delphine la donna di cui, senza averla mai vista, ha dipinto il ritratto: la donna che aspettava e che, sapeva, fatalmente avrebbe amato. Non solo l’arte, attraverso la fantasia, anticipa la vita, ma l’amore si annuncia come amore di un’immagine, di un idolo più che di un essere umano. Che nasca prima ancora dell’incontro tra i futuri innamorati o, più comunemente, quando i loro sguardi si incrociano, il simulacro mentale o dipinto dell’oggetto amato ha un ruolo essenziale in ogni storia d’amore e, di conseguenza, quasi in ogni narrazione, privata o letteraria, dell’amore . In poesia si assiste a un fenomeno più complesso, che ha i tratti di una vera e propria fondazione idolatrica: in quanto poesia d’amore, poesia del desiderio e dell’assenza, la lirica occidentale è per eccellenza poesia del ritratto. Costruita intorno a un oggetto assente, che vanamente tenta di evocare e rappresentare, essa trova nelle effigi dipinte o scolpite dagli artisti altrettanti specchi nei quali studiare i propri poteri e i propri limiti.
Così, per i poeti il ritratto è insieme un’opera d’arte e un sostituto dell’oggetto amato, un luogo del «paragone» e un emblema della condizione lirica. Affascinata da questo legame elettivo, ho deciso di rivolgere la mia attenzione a un piccolo genere poetico a lungo trascurato dagli studiosi di letteratura: sonetti, canzoni, epigrammi e madrigali dedicati a ritratti e composti tra Quattro e Cinquecento, nei secoli di massimo sviluppo della ritrattistica figurativa.

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