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Liquori, rosoli, sciroppi

liquoridi Carla Geri Camporesi


pp. 96, f.to 12×16,5, 2002
isbn 978-88-7246-580-6
€ 4,00

 

Marco Gavino Apicio ci tramanda, nel suo De re coquinaria la ricetta di un vino alle rose e viole che è un precursore dei più sofisticati rosoli del rinascimento:

Inserire più petali di rosa possibili in un sacchetto e metterlo in infusione nel vino per sette giorni. Cambiare i petali per tre volte e tenerli in infusione per sette giorni; dopo la terza volta togliere i petali e filtrare il vino. Al momento di utilizzare il liquore aggiungere il miele. Stesso procedimento con le viole.

Attraverso i secoli ci arriva, dunque, la tradizione dei liquorini casalinghi, custodita e tramandata soprattutto dai frati e dalle monache nei loro monasteri, preparati forse per animare i loro silenzi, per addolcire le loro povere mense, per rallegrare le loro solitudini. In molti casi queste preparazioni, che assumevano caratteristiche diverse secondo il luogo e le abitudini, costituivano una fonte di reddito necessario per la sopravvivenza.

Mettere insieme ingredienti genuini dell’orto e del giardino ed attendere, con la necessaria pazienza, lunghi periodi perché il composto arrivasse al meglio del sapore e del profumo. Qualche volta, con un gioco di fantasie e di alchimie, creavano piccoli capolavori successivamente imitati ed adottati dall’industria. Noi torniamo alle loro ricette, così semplici e tenere, facili da realizzare con la frutta e le erbe di stagione, quando queste costano meno e ce ne sono tante.

Sarà come racchiudere in una bottiglia il calore del sole ed i colori dell’estate.

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