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Quando si mangiavano le cicogne… Piaceri fasti e fame nel Medioevo a Prato e in Toscana

cucina nel medioevodi Elisabetta Faldi


Le origini della gastronomia toscana in un libro, un agile saggio di carattere storico sulla cucina nel medioevo a Prato e in Toscana.

Biancomangiare, tortelli e tortelletti; pesci infarinati e fritti «a schibeci» (a scapece), tinche in «brodetto», pesce in «crostata» e in gelatina, «minuto» (minestra di erbe lessate e battute) con anguilla, porrata, «pollastri a stufetto» (uno stufato con acqua e un po’ d’aceto), torte di gamberi, di erbe, di latte, pollastri e capponcelli con il succo di arancia, in «lumonia»: l’autrice pratese ci accompagna nel riscoprire una gastronomia ormai dimenticata. Pietanze inconsuete, ingredienti ormai abbandonati della nostra cucina e antiche preparazioni attraverso i primi ricettari in volgare.
Con la prefazione dello storico fiorentino Franco Cardini, l’agile volumetto, infatti, con l’aiuto di alcuni manoscritti contenenti illustri ricettari, quali il noto codice della Biblioteca Mediceo-Riccardiana di Firenze, confrontati con altre fonti anche cronistiche, letterarie, epistolari, novellistiche eccetera, ci fa entrare nel mondo dei gusti e delle abitudini alimentari soprattutto della Toscana (e in particolar modo di Prato) scegliendo come punto privilegiato di osservazione il basso Medioevo, quindi il tempo tra XI e XV secolo.
“È ovvio che, per motivi di ricchezza e di qualità di documentazione, il Tre-Quattrocento finisca col far aggio sulle altre epoche, e che Casa Datini divenga la protagonista di molte di queste pagine: tra le quali tuttavia affiora una vasta gamma di altri mondi, tra la montagna, il Bisenzio e l’area paludosa delle piane meridionali, verso l’Arno – scrive Cardini nella prefazione -. Un libro che ci fa entrare nelle case dei ricchi ma anche in quelle dei subalterni urbani e dei contadini, dei laici ma anche dei chierici, e perfino nelle osterie con i loro piccoli e grandi segreti, i manicaretti preparati per gli ospiti tra i quali si distinguono le crostate, i pasticci e le diverse qualità e forme del «biancomangiare». La cucina nel medioevo: una gustosa avventura: è il caso di dirlo”.

 

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