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Tra idillio arcadico e idillio filosofico. Studi sulla letteratura campestre del ‘700

di Alessandra Di Ricco


pp. 128, f.to 15×21, 1995
ISBN 978-88-7246-175-4
€ 10,33

 

Data per strutturale la propensione dei letterati settecenteschi verso la campagna, occorrerà vedere, di volta in volta, quale significato assume per essa la scelta di vestire panni “arcadici”. Sotto l’apparente fissità si rivela allora la presenza di una realtà più mossa, che già emerge, ad esempio nel momento in cui si accosta l’ottica “rurale” del Parini all’impegno didascalico della scuola georgica veronese. Ma la novità che davvero sblocca, intorno agli anni Ottanta del Settecento, la vieta antinomia città-campagna, è rappresentata dalla campestre poesia e prosa di Aurelio Bertola, il quale inaugurando una nuova scuola di “amanti della campagna” traduce in lirismo paesaggistico una filosofia della natura e della storia che è espressione del tardo illuminismo napoletano, fortemente innervato di spiritualità massonica. Perciò a partire dal secondo capitolo, dedicato appunto ad Aurelio Bertola e alla «nuova poesia della natura», il presente saggio cerca di approfondire il significato e di seguire gli sviluppi della nuova poetica campestre, fino agli esiti estremi che se ne possono cogliere nell’opera foscoliana.

 

Alessandra Di Ricco (Lucca 1955) è ricercatrice di Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Trento. Si è occupata di Letteratura e cultura del Settecento e Ottocento. Ha pubblicato i volumi L’inutile e meraviglioso mestiere. Poeti improvvisatori di fine Settecento (Milano 1990) e Studi su letteratura  e popolo nella cultura cattolica dell’Ottocento (Pisa 1990).

 

 

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