di Nadia Verdile
pp. 136, f.to 12×16.5, 2026
ISBN 979-12-5716-062-3
€ 10
Erano 21. Non nacquero uguali e non lo divennero mai. Alcune vennero alla luce nelle case operaie di Torino o Reggio Emilia, dove il lavoro iniziava prima della scuola; altre in famiglie borghesi o aristocratiche, tra istitutrici e biblioteche; altre ancora in terre di confine, dove lingua e cittadinanza cambiavano con le guerre. Tutte conobbero un punto in cui la vita personale entrò in collisione con la Storia: la povertà, l’esilio, il licenziamento politico, il confino, la guerra, la deportazione, la censura, l’umiliazione legale. È in quel punto che molte di loro iniziarono a pensarsi come soggetti politici. Quasi nessuna arrivò alla politica senza aver lavorato. Il lavoro fu la prima palestra di democrazia e di ingiustizia. La guerra per loro non fu astratta. Le Madri la attraversarono con il corpo. Ci furono le crocerossine e le infermiere; ci furono le staffette e le combattenti; ci furono le deportate. Ci furono le donne che si occuparono di pane, profughi, bambini, sfollati. Arrivarono all’Assemblea Costituente da partiti diversi: comuniste, democristiane, socialiste, indipendenti, dal Fronte dell’Uomo Qualunque. Alcune erano giovanissime; altre avevano alle spalle decenni di lotte. Entrarono quasi sempre in minoranza, spesso isolate, talvolta osteggiate apertamente. Sapevano di essere osservate; sapevano che ogni parola avrebbe pesato anche per le altre donne che non erano lì. Non formarono un blocco unico, ma un fronte trasversale quando era necessario.
La Costituzione non nacque da un’idea sola, ma da una trama di interventi concreti, spesso silenziosi, sempre decisivi. Poi, ci furono tre verbi: governare, amministrare, restare. Dopo il 1948 non tutte seguirono la stessa strada. Qualcuna rimase per sempre, qualche altra per un po’, qualcuna ancora diede il suo impegno alle istituzioni locali, altre alle associazioni, altre alla scuola.
La democrazia, per loro, non coincideva con la carriera. Tra di loro non esistette un solo femminismo. Esistettero femminismi. Diversi, spesso in disaccordo, mai subordinati. Del loro impegno e della loro vita non lasciarono monumenti. Lasciarono articoli di legge, servizi sociali, scuole, diritti, parole che ancora reggono. La Repubblica italiana nasce anche da loro. Non come concessione, ma come opera costruita. E noi, per sempre, saremo grate.




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